mercoledì 28 agosto 2013

Siria, ci siamo?!

Il web è alluvionato da commenti sulla situazione siriana.
Ne propongo uno tratto da una nota testata. Concilia molto bene chiarezza e sintesi.
Per ulteriori considerazioni, anche di ordine tattico (guerra alla Siria con i missili... mah... non mi torna molto...), ci aggiorniamo ai prossimi giorni.


Un uomo sospettato di voler compiere un omicidio, per metterlo in pratica sceglie il momento in cui gli entra in casa la polizia. Lo stesso avrebbe fatto il presidente Assad, sferrando l’attacco chimico nel momento in cui arrivano gli ispettori Onu per effettuare l’indagine sull’uso di armi chimiche in Siria. Le «prove» sono state esibite dai «ribelli», il cui centro propaganda a Istanbul, organizzato dal Dipartimento di stato Usa, confeziona i video forniti ai media mondiali.
Avendo ormai «ben pochi dubbi» che è Assad il colpevole e ritenendo «tardiva per essere credibile» l’indagine Onu, il presidente Obama sta valutando una «risposta» analoga a quella del Kosovo, ossia alla guerra aerea lanciata senza mandato Onu dalla Nato nel 1999 contro la Iugoslavia, accusata di «pulizia etnica» in Kosovo.
A tal fine il Pentagono ha convocato in Giordania, il 25-27 agosto, i capi di stato maggiore di Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
In Giordania gli Usa hanno dislocato caccia F-16, missili terra-aria Patriot e circa 1.000 militari, che addestrano gruppi armati per la «guerra coperta» in Siria. Secondo informazioni raccolte da «Le Figaro», un contingente di 300 uomini, «senza dubbio spalleggiato da commandos israeliani», è stato infiltrato dalla Giordania in Siria il 17 agosto, seguito da un altro due giorni dopo. Si aggiungono ai molti già addestrati in Turchia. In maggioranza non-siriani, provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Libia e altri paesi, appartenenti in genere a gruppi islamici tra cui alcuni classificati a Washington come terroristi. Riforniti di armi, provenienti anche dalla Croazia, attraverso una rete internazionale organizzata dalla Cia.
Sotto la cappa della «guerra coperta» niente di più facile che dotare qualche gruppo di testate chimiche, da lanciare con razzi sui civili per poi filmare la strage attribuendola alle forze governative. Creando così il casus belli che giustifichi una ulteriore escalation, fino alla guerra aerea, visto che la guerra condotta all’interno non riesce a far crollare lo stato siriano.
Tale opzione, motivata dall’imposizione di una «no-fly zone», prevede un massiccio lancio di missili cruise, oltre 70 solo nella prima notte, unito a ondate di aerei che sganciano bombe a guida satellitare restando fuori dallo spazio aereo siriano. I preparativi sono iniziati non dopo, ma prima del presunto attacco chimico. A luglio è stato dispiegato il gruppo d’attacco della portaerei Harry Truman, comprendente due incrociatori e due cacciatorpediniere lanciamissili con a bordo unità dei marines, che opera nelle aree della Sesta e Quinta Flotta. Un altro cacciatorpediniere lanciamissili, il Mahan, invece di rientrare in Virginia, è rimasto nel Mediterraneo agli ordini della Sesta flotta.
Solo la U.S. Navy ha quindi già schierate cinque unità navali, più alcuni sottomarini, in grado di lanciare sulla Siria centinaia di missili cruise. I cacciabombardieri sono pronti al decollo anche dalle basi in Italia e in Medio Oriente. Alle forze aeronavali Usa si unirebbero, sempre sotto comando del Pentagono, quelle dei partecipanti alla riunione in Giordania (Italia compresa) e di altri paesi.
La Siria dispone però di un potenziale militare che non avevano la Iugoslavia e la Libia, tra cui oltre 600 istallazioni antiaeree e missili con gittata fino a 300 km. La guerra si estenderebbe al Libano e ad altri paesi mediorientali, già coinvolti, e complicherebbe ulteriormente i rapporti di Washington con Mosca.
Su questo stanno riflettendo a Washington, mentre a Roma attendono gli ordini.
Manlio Dinucci
(Il Manifesto, 27 agosto 2013)


martedì 6 agosto 2013

Tu chiamala (se vuoi) "integrazione" europea

Condivido, con Gabriele Gruppo, molte idee. In tema di integrazione europea, però, a volte abbiamo visioni diverse. Tuttavia, faccio fatica a trovare una sola frase di questo suo articolo da cui possa dissociarmi.
Dal sito wordpress.thule-italia.net:

Tu chiamala (se vuoi) “integrazione” europea

La segnalazione di un nostro contatto, relativa alla tematica del processo d’integrazione economica e monetaria europea (UEM), ci ha spinto a fare un piccolo bilancio su quella che è la connessione tra tale processo, la crisi dei debiti sovrani di numerosi Stati del Vecchio Continente, e la crisi economica mondiale. In questi anni difficili siamo stati testimoni e cronisti della discesa agli inferi in cui la speculazione apolide ha spinto i famigerati PIIGS; quella poco invidiabile accozzaglia di nazioni europee che, per motivi differenti, hanno dovuto confrontarsi con il “lato oscuro” della finanza, e con l’amara scoperta di dover rinunciare de facto alla propria sovranità, pur di essere “salvate” dal resto dell’Unione. Così come abbiamo assistito al decadimento di ogni barriera di decenza, da parte della classe politica al potere, nel dimostrare palesemente la propria incompetenza e pavidità nell’affrontare chi, realmente, ha provocato il disastro. Proprio nella giornata odierna, il burattino governativo di turno, Enrico Letta, ha esternato tutta la sua fiducia nella possibilità che l’Italia possa a breve “uscire dalla crisi economica” in cui versa ormai dal 2008, e che sta impietosamente distruggendo le componenti organiche integrate del tessuto produttivo nazionale, facendo diventare i distretti economici dello stivale una sorta di obitorio imprenditoriale ed occupazionale. Il “come” uscire dalla crisi Letta non lo spiega, preferendo di gran lunga le solite giaculatorie sulle risorse che serberebbe l’Italia nei momenti difficili, e sull’energia che gli italiani possono sviluppare per affrontare questa congiuntura storico/economica avversa. Solita solfa insomma. Mentre l’Italia vive questa stagione all’insegna della più pesante incertezza sul proprio futuro, in sede UE, e negli organismi più vitali ad essa collegati, si pianifica ormai da tempo la messa in sicurezza di quelle bombe ad orologeria finanziaria, che si trovano nella pancia di numerosi Stati, in particolare quelli mediterranei, in nome della sacra stabilità dell’euro. Il Presidente della BCE Mario Draghi, più volte incensato dalla superficiale orchestra mediatica nostrana, ha utilizzato tutto il suo talento di banchiere, e i suoi solidissimi appoggi con il mondo finanziario apolide, per creare i presupposti di quell’unione economica che dovrà fungere da volano per l’integrazione politica del continente. In molti suppongono, e noi eravamo tra questi, che sia impossibile creare uno Stato partendo dall’economia e dalla divisa valutaria. Sbagliato. Attraverso la crisi dei debiti sovrani e l’incalzare degli eventi, circa il rischio d’implosione della moneta unica, gli Stati più deboli, e maggiormente esposti al rischio/default, hanno ceduto a tamburo battente gran parte della loro indipendenza sostanziale agli organismi sovranazionali dell’UE; come la Banca Centrale, appunto, il Consiglio Europeo, la Commissione Europea, e il famigerato Fondo Monetario Internazionale, che ha accompagnato con la sua sapiente longa manus tutto il processo di destabilizzazione del Vecchio Continente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, o quasi. Infatti, l’Europa si sta sviluppando non come uno Stato/nazione, ma come un’azienda privata politicizzata, dove esistono gerarchie ben precise, priorità ben precise e sovranità ben precise. Peccato che nulla di tutto ciò andrà a beneficio degli europei, quanto alle oligarchie che manovrano le strutture dell’UE, orientandone la politica e i processi di riorganizzazione economica. Scordatevi che la pagliacciata rappresentata dal Parlamento Europeo possa avere un valore provante la democraticità dell’UE. Tale assise parlamentare è solamente un foro boario, privo di potere decisionale, specchio fedele di tutti i parlamenti democraticamente eletti, il cui ruolo è quello ormai puramente simbolico. L’unione politica, da molti ritenuta non ancora compiuta, è in realtà già avvenuta, solamente che nessuno si è preso il disturbo di spiegare ai popoli europei il “come” sia avvenuta.

giovedì 1 agosto 2013

GRAZIE, PRESIDENTE DOTT. ANTONIO ESPOSITO!

Il nostro blog è rimasto silente per un mese. Mi è sembrata un'inattività doverosa, che ha rispecchiato fedelmente il NULLA (morale, sociale, etico, economico, culturale, politico) di questa Italia lettiana. Questa sera, però, non posso tacere. Dal profondo del cuore, dopo le notizie riferite poco fa dai media, mi sgorga un sentimento di gratitudine verso il Presidente Dott. Antonio Esposito e verso gli altri componenti del Collegio giudicante della Suprema Corte che poco fa hanno pronunciato la sentenza di condanna di Silvio Berlusconi. Ebbene sì, lo ammetto: nei giorni scorsi avevo dubitato. Avevo sinceramente temuto che la fama, la popolarità, la ricchezza, il potere di Berlusconi potessero incidere sull'operato della Cassazione, inducendola ad riservargli un trattamento diverso rispetto a quello a cui sono destinati tutti i sudditi italiani. Mi ero detto: vuoi vedere che, solo perchè è Berlusconi, va a finire che valutano le prove... che ascoltano le argomentazioni dei difensori... che rispettano i principi di diritto scritti sui libri del primo anno dell'università... che gli riconoscono diritti e garanzie... Avevo temuto - lo confesso - che la legge potesse non essere uguale per tutti, che un ricorso per Cassazione di Berlusconi potesse avere - solo perchè di Berlusconi - un esito diverso dal sicuro rigetto a cui sarebbe immancabilmente destinato un qualunque ricorso presentato da uno di noi. Ma adesso devo fare ammenda di questi cattivi pensieri: le parole con cui il Presidente Dott. Antonio Esposito ha pronunciato la sentenza spazzano via ogni dubbio e confermano che la presunzione di colpevolezza vale indistintamente per tutti i sudditi, che la giustizia ha (senza eccezioni legate al nome dell'imputato) il solo scopo di perseguire la cieca vendetta dello Stato burocratico verso il suo nemico naturale (che come tutti sappiamo è il singolo cittadino), che il ruolo della difesa è perfettamente azzerato per Mario Rossi come per Silvio Berlusconi, che tutti i processi (quello del verduriere dell'angolo tanto quanto quello del primo leader politico del Paese) vengono decisi, non dalle prove, ma dalle enunciazioni di principio del pubblico ministero. Da questa sera mi sento più sollevato. Ora so con certezza che siamo tutti uguali. E ho trovato anche rassicurante la spietata crudeltà ostentata da Gad Lerner su RaiNews24. Uguale alle rozze, ignoranti, disumane cattiverie che sento al bar o dal barbiere quando si legge sul giornale locale che un ragazzino si è beccato tre o quettro anni perchè aveva in tasca un pezzo di fumo... Che bello, ciò che è in alto come ciò che è in basso, senza differenze, siamo tutti uguali! E allora grazie, Presidente Dott. Antonio Esposito! Grazie anche per avere definito Berlusconi, in sentenza, come "il Berlusconi": il Suo disprezzo, manifestato da quell'articolo, ci fa sentire tutti piccoli piccoli, tutti vermicelli. Tutti sudditi di fronte allo strapotere della burocrazia statale che Lei ha servito e onorato senza favoritismi. Grazie!

venerdì 21 giugno 2013

Il Grande Fratello avanza.

Le tecniche di controllo sui cittadini sono sempre più diffuse e capillari.
Questa nuova notizia arriva dalla Spagna.
Di Marta Serafini, dal sito www.noreporter.org:

Un Trojan di Stato. Perfettamente legale e da installare sui computer, gli smartphone e i tablet di chi è sospettato. La proposta arriva dalla Spagna e, se passerà, permetterà - previa riforma del codice penale - alle autorità di spiare tutti i supporti elettronici di una persona sotto indagine o in custodia cautelare. Il tutto senza che il diretto interessato ne sia, ovviamente, a conoscenza.
A lanciare l'idea è stata una commissione del ministero della Giustizia spagnolo seguendo l'esempio tedesco. In Germania tuttavia i trojan vengono usati solo in caso di indagini per terrorismo e ciò che fa più discutere - anche alla luce delle rivelazioni su Prism e sull'amministrazione Obama - è sull'uso indiscriminato che si può fare di questo nuovo tipo di intercettazioni. Sia quel che sia il Guardasigilli Alberto Ruiz Gallardón non ha ancora deciso. Una volta installato il trojan infatti - come spiega El Pais, le possibilità per la polizia sono praticamente infinite. «In questo modo si può accedere anche alle password di tutti i profili e alle coordinate bancarie dell'utente», spiega un docente di legge spagnolo. Stessa cosa anche per Skype e per i servizi di posta elettronica. Ma non solo. Una volta ottenuto il permesso del giudice per installare il programma viene automaticamente esteso a tutti gli apparati elettronici, compresi smartphone, tablet e pennette Usb. E i provider sono obbligati a cooperare con le autorità.
Secondo chi ha proposto la legge, questo sistema sarebbe utilissimo per combattere pornografia, crimine organizzato e terrorismo. Ma in Spagna si è già aperto un dibattito sui confini di operazioni di questo tipo. Tra le domande più ricorrenti, quella sull'appalto della produzione dei trojan. «Chi dovrà elaborarlo avrà grandi guadagni e potere», sostiene qualcuno. «E le caratteristiche saranno chiare?», chiede qualcun altro. In attesa di capirlo, ciò che è certo è che anche in Europa si sta ponendo il problema dei controlli (e delle intercettazioni) su web. Oltre alla Germania, un disegno di legge simile è stato formulato nei Paesi Bassi, dove si ipotizzava addirittura la distruzione dei dati (presumibilmente illegali) trovati sui computer analizzati. In Germania, invece, il governo e la polizia federale hanno ammesso di monitorare Skype, Google Mail, MSN Hotmail, Yahoo Mail e la chat Facebook qualora si ritenesse necessario. Come dire, insomma, che il trojan di Stato sta diventando sempre più potente.

sabato 15 giugno 2013

Reato di revisionismo storico. Nomi e cognomi di chi lo vuole.

Si moltiplicano i commenti sull'agghiacciante ddl Amati che, sulla falsariga di precedenti ddl non andati in porto, si prefigge l'introduzione del reato di revisionismo storico.
Tra l'altro, ha fatto scalpore la notizia che tra i firmatari c'è il grillino Crimi: ma come, proprio loro che propugnano la libertà del web...
Credo che, come già in altre occasioni, sia utile non limitarsi al "sentito dire" ma andare a leggere gli esatti nomi dei firmatari. E una lettura interessante, al termine un paio di commenti.


Atto Senato n. 54

XVII Legislatura

Modifica all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale

Iter

15 marzo 2013:  da assegnare
Successione delle letture parlamentari
S.54da assegnare 15 marzo 2013

Iniziativa Parlamentare

Cofirmatari
Lucio Malan (PdL)
Valeria Fedeli (PD) (aggiunge firma in data 23 aprile 2013)
Alberto Airola (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maria Elisabetta Alberti Casellati (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Fabiola Anitori (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Lorenzo Battista (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Alessandra Bencini (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Ornella Bertorotta (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Laura Bignami (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Rosetta Enza Blundo (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Fabrizio Bocchino (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Anna Cinzia Bonfrisco (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Daniele Gaetano Borioli (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Laura Bottici (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maurizio Buccarella (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Elisa Bulgarelli (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Francesco Campanella (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Rosaria Capacchione (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Enrico Cappelletti (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Monica Casaletto (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Felice Casson (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Gianluca Castaldi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Nunzia Catalfo (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Remigio Ceroni (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Vannino Chiti (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Lello Ciampolillo (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Andrea Cioffi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Monica Cirinna’ (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Luigi Compagna (GAL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Roberto Cotti (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Vito Claudio Crimi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Giuseppe Luigi Salvatore Cucca (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Erica D’Adda (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Loredana De Petris (Misto, Sinistra Ecologia e Libertà) (firma in data 23 maggio 2013)
Cristina De Pietro (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Paola De Pin (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Aldo Di Biagio (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Rosa Maria Di Giorgi (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Daniela Donno (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Giovanni Endrizzi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Giuseppe Esposito (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Stefano Esposito (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Camilla Fabbri (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Elena Fattori (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Nicoletta Favero (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Anna Finocchiaro (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Federico Fornaro (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Serenella Fucksia (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Luigi Gaetti (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Paolo Galimberti (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maria Grazia Gatti (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Antonio Gentile (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Rita Ghedini (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Stefania Giannini (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Mario Michele Giarrusso (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Gianni Pietro Girotto (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Manuela Granaiola (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Linda Lanzillotta (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Barbara Lezzi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Sergio Lo Giudice (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Stefano Lucidi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Patrizia Manassero (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Bruno Mancuso (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Giovanna Mangili (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Alessandro Maran (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Salvatore Margiotta (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Luigi Marino (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Carlo Martelli (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Bruno Marton (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Donella Mattesini (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maria Paola Merloni (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Alfredo Messina (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Claudio Micheloni (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Marco Minniti (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Francesco Molinari (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Michela Montevecchi (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Vilma Moronese (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Nicola Morra (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maria Mussini (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Paola Nugnes (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Luis Alberto Orellana (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Giorgio Pagliari (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Sara Paglini (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Carlo Pegorer (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Bartolomeo Pepe (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Vito Rosario Petrocelli (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Stefania Pezzopane (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Roberta Pinotti (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Sergio Puglia (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Laura Puppato (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Manuela Repetti (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maria Rizzotti (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maurizio Romani (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Lucio Romano (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Gianluca Rossi (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maurizio Santangelo (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Renato Schifani (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Salvatore Sciascia (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Marco Scibona (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Manuela Serra (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Ivana Simeoni (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Maria Spilabotte (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Gianluca Susta (SCpI) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Lucio Rosario Filippo Tarquinio (PdL) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Paola Taverna (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Stefano Vaccari (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Giuseppe Vacciano (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Daniela Valentini (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Luigi Zanda (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Adele Gambaro (M5S) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)
Leana Pignedoli (PD) (aggiunge firma in data 23 maggio 2013)

Il primo commento è che Crimi non è il solo grillino firmatario: ce n'è un'altra cinquantina. Dunque il partito di proprietà di Grillo e Casaleggio si riconoscene totalmente nel ddl. Bene, adesso lo sappiamo e non possiamo più fare finta di credere che questi qui lottino per la libertà!! Evidentemente lottano per qualcos'altro.
Il secondo commento è che la presenza di firmatari del PdL non è trascurabile: Lucio Malan, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Anna Cinzia Bonfrisco, Remigio Ceroni, Giuseppe Esposito, Paolo Galimberti, Antonio Gentile, Bruno Mancuso, Alfredo Messina, Manuela Repetti, Maria Rizzotti, Renato Schifani, Salvatore Sciascia, Lucio Rosario Filippo Tarquinio. 
Poichè so per certo che tra frequentatori del blog c'è qualche elettore del PdL, avrò cura, nei mesi a venire, di ricordare ripetutamente questi nomi, affinchè non accada che, alla prossima tornata elettorale, possano venire votati per sbaglio.   

sabato 8 giugno 2013

Come i servizi segreti usano i media.

Ancora a proposito di formazione e manipolazione dell'opinione pubblica, propongo la recensione di un libro da conoscere.
Dal sito www.ilfarosulmondo.it:

“Come i servizi segreti usano i media”, un libro che svela e istruisce

di Federico Cenci
Più che un saggio, un manuale di educazione alla lettura delle notizie. O meglio, una guida per far sopravvivere residue doti di discernimento nella odierna “società dell’informazione”. Così si presenta una delle ultime fatiche dello storico e saggista Aldo Giannuli, “Come i servizi segreti usano i media” (Ponte alle Grazie, 2012). Lo stesso autore, nell’introduzione al libro, spiega: «Il punto è che le trasformazioni nel mondo dell’informazione (e, di conseguenza, tutte le trasformazioni sociali) sono diventate frenetiche e si succedono con una velocità assai superiore alla nostra capacità di metabolizzazione». «Ne deriva – prosegue – un grande bisogno di sistemizzare i dati che man mano ci arrivano. Molto più che nel passato abbiamo bisogno di teoria e di metodo per restare a galla in questa alluvione informativa».
E dove attingere se non nell’alveo dei servizi segreti, ossia laddove l’informazione è usata come un efficace strumento di “soft power” (1), questa capacità di “filtrare” le notizie da cui siamo costantemente sommersi? Del resto, «quello del rapporto fra mezzi di informazione e servizi di informazione è un angolo visuale privilegiato, che attraversa i più diversi campi, dalla cultura alla politica, dall’economia alla scienza, dalla società alla finanza».
Il testo, dotato di una chiarezza tale da renderlo comprensibile anche ai meno avvezzi alla materia, si struttura in tre parti. Nella prima l’autore descrive dettagliatamente il profilo del mondo dell’informazione, fornendo al lettore i rudimenti necessari per inoltrarsi nell’argomento, capirne le sfumature e comprendere come si formano le notizie. Viepiù interessante, al termine di questa premessa, è la descrizione dei metodi che i servizi segreti utilizzano per penetrare nel tessuto mediatico e far passare i propri messaggi, sovente grazie a tecniche di manipolazione molto sofisticate e ben oliate. Un canale adeguato in tal senso passa per la collaborazione con giornalisti fidati, basata su interessi reciproci.
Nella seconda parte i ruoli si invertono, l’autore propone al lettore un’immagine poco considerata dell’agente dei servizi segreti, non più quella di produttore occulto, bensì quella di consumatore dell’informazione. Qui viene analizzata l’importanza che ricopre per un servizio segreto, al fine di compiere abilmente la sua delicata funzione, la capacità di navigare nel maremagnum delle notizie. L’Osint (letteralmente Open Source Intelligence, studio delle fonti aperte) è una disciplina dell’Intelligence preposta esclusivamente a questo ruolo, divenuto fondamentale dagli anni Novanta, periodo che segna l’esplosione di internet. Il membro dell’Osint studia le notizie, le interpreta e fornisce elementi precipui al suo collega che dovrà occuparsi – a sua volta – di produrre, manipolare, mettere in circolo altre notizie. Se si conosce l’esistenza dell’Osint e come esso lavora, si possono intravedere, in filigrana del bailamme mediatico, le intricate partite a scacchi che giocano tra loro i servizi segreti. Giannuli ne passa in rassegna qualcuna particolarmente appassionante.
Acquisite dunque le nozioni essenziali, la terza parte è completamente dedicata all’esposizione pratica. L’autore qui rievoca alcuni noti fatti di cronaca, di interesse politico strategico, mettendone a nudo i dietro le quinte, gli aspetti nascosti in superficie. E, mediante gli strumenti propri dei servizi segreti precedentemente illustrati, dimostra come sia possibile scovarli. I temi che affronta Giannuli hanno catalizzato il dibattito pubblico internazionale. Le accuse di violenza sessuale nei confronti di Dominique Strauss-Kahn, ex presidente del Fondo monetario internazionale: indagini serie o complotto che cela intrighi finanziari? E ancora: l’uccisione di Osama Bin Laden. Tanti, troppi aspetti oscuri contornano la morte del ricercato numero uno degli Stati Uniti per non porsi interrogativi circa la versione ufficiale.
Gli interrogativi, appunto. Essi costituiscono oggi gli anticorpi necessari per chiunque abbia intenzione di conoscere il mondo oltre la coltre, spesso fuorviante, alzata dai mezzi di informazione di massa. Il libro di Giannuli può rappresentare un utile strumento per farli affiorare, questi quanto mai rari e preziosi interrogativi.
(1) «Soft power è un termine utilizzato nella teoria delle relazioni internazionali per descrivere l’abilità di un corpo politico di persuadere, convincere ed attrarre altri tramite risorse intangibili quali cultura, valori e istituzioni della politica». Cfr. Soft Power, cap. I, p. 9