Sopravvissuto (diversamente dal suo più noto cognato Robert Brasillach) alla guerra e alle vendette dei vincitori, Maurice Bardèche ha dedicato la vita ad iniziative culturali ed editoriali di alto livello, puntualmente costellate da denunce, processi e condanne.
Il trimestrale "Historica Nuova" ripubblica ora, meritoriamente, un suo articolo del 1951.
Rileggere oggi quello scritto di 60 anni fa è, per molti motivi, sorprendente. Scrive Bardèche che alla vigilia del conflitto i popoli d'Europa erano attraversati da "una corrente di fratellanza". E commenta: "Mai l'unione era apparsa così vicina, mai era apparsa così facile".
Ma, parlando del futuro, scrive anche: "noi non faremo l'Europa con non importa chi e per non importa che cosa".
Il realismo che si contrappone ai luoghi comuni, la chiarezza di idee che si contrappone al pensiero unico: una lezione per tutti noi.
mercoledì 29 giugno 2011
martedì 28 giugno 2011
Il suicidio degli Europei.
Qualcuno ha giudicato eccessivo, forzato, "caricaturale" l'articolo di Ida Magli. No - mi è stato commentato - le cose non stanno così, il futuro dell'Europa non è così nero, questo è solo nostalgismo con una buona dose di razzismo, ecc. ecc.
Rispondo a questi critici proponendo una sintesi della recensione dell'ultimo libro di Walter Laqueur apparsa sulle colonne del quotidianio Linea. Ricordo a tutti che Laqueur è uno storico autorevolissimo (secondo alcuni il massimo studioso della storia del XX secolo), formatosi in Israele e negli Stati Uniti, al di sopra di ogni sospetto di "nostalgismo".
Leggete, e poi ditemi se Ida Magli esagera.
Dal sito http://www.iduepunti.it/ :
Luca Leonello Rimbotti ha da poco recensito su 'Linea', un testo che tratta della questione bifronte "immigrazione massiccia / crisi demografica" in Europa: 'Gli ultimi giorni dell’Europa. Epitaffio per un vecchio continente' di Walter Laqueur. «Fra cent’anni la popolazione dell’Europa sarà solo una minima parte di quello che è ora e in duecento anni alcuni paesi potrebbero scomparire....non c’è alcun precedente di un crollo demografico così rapido in tutta la storia umana».
Secondo le stime - riportate da Laqueur - della Comunità Europea e delle Nazioni Unite, la Francia, nel corso del secolo XXI, passerà dagli attuali 60 milioni di abitanti a 43, il Regno Unito da 60 a 45, la Germania da 80 a 32, la Spagna da 39 a 12. L’Italia poi, dagli odierni 57 milioni, si troverà a contarne 15 verso la fine del secolo. Occorre ovviamente considerare che i dati riferiti a queste proiezioni sulle popolazioni europee dei prossimi decenni contengono il fatto che moltissimi di quei cittadini saranno i figli di recente e recentissima immigrazione. Tanto che le popolazioni europee in calo vedranno velocemente elevarsi il numero dei propri concittadini di origine non europea: maghrebini, mediorientali, asiatici, africani. I bianchi europei, vittime della loro denatalità conculcata dalla società del benessere e del profitto, stanno andando incontro a un rapido inabissamento, che presto ne farà una minoranza minacciata di estinzione sul suolo europeo. "Va tutto bene così, madama la marchesa"?
Può darsi di sì, può darsi di no, ma i dati dovrebbero spingere ad una riflessione, altrimenti questa sarebbe una curiosa fine per una civiltà che si preoccupa di salvare le più svariate "bio-diversità", i prodotti tipici, le arti e i mestieri di un tempo, i paesaggi e le lingue, ma non si cura affatto dell'abisso nel quale sta cadendo complessivamente.
Continua Rimbotti: "Quella che dal dopoguerra in poi è stata prima un’emigrazione per lavoro, cui seguì il ritorno quasi generale in patria, dagli anni Ottanta è diventata una crescente infiltrazione, infine assumendo, in questi anni, i contorni dell’incontrastato arrembaggio di massa. Un neo-schiavismo che sradica il nero o il giallo, lo stipa nelle periferie degradate delle città portuali del Terzo Mondo, infine lo dirige verso le centrali dello sfruttamento turbocapitalistico di ultima generazione, operando la devastazione di ogni comunitarismo, sia nell’ospitante che nell’ospitato: con una criminalità reale e un umanitarismo di facciata (spesso unendo le due cose in un’unica intrapresa industriale), si ottiene così la spaventosa tratta, che ha come conseguenza matematica due avvenimenti simultanei: l’annientamento dei tessuti etnico-sociali delle millenarie culture europee; lo sgretolamento e la disumanizzazione delle stesse realtà terzomondiste attirate in Europa."
Lo sbandierato multiculturalismo pacifico e tollerante, si è rivelato in realtà come un monoculturalismo bellicoso e plurirazzista. Fino a quando il macrofenomeno dell'immigrazione di massa sarà visto con le lenti deformanti dell'ideologìa pseudo-umanitarista, senza coglierne anche gli aspetti critici e polemogeni, sapremo soltanto ripetere il noioso mantra della xenofobìa. Continuando a scambiare le cause con gli effetti.
Le rivolte della banlieu parigina del 2005 furono causate da «l’odio per la società francese», in Gran Bretagna invece si tratta di neri contro indo-pakistani, a Bruxelles di turchi contro africani, a Parigi di islamici contro ebrei. Il risultato delle politiche immigratorie, sottolinea Laqueur, è che ovunque «si è sviluppata una cultura dell’odio e del crimine». Per milioni di immigrati, ovunque in Europa, «i problemi sono gli stessi: ghettizzazione, re-islamizzazione, alta disoccupazione giovanile e scarso rendimento nelle scuole». Laqueur invita a fare un giro per Neukölln, La Courneuve o Bradford, concentrazioni urbane completamente extra-europee.
Insomma, è consentito porsi il problema devastante della crisi demografica in Italia e in Europa senza "delegare" la soluzione ai soli immigrati?
Rispondo a questi critici proponendo una sintesi della recensione dell'ultimo libro di Walter Laqueur apparsa sulle colonne del quotidianio Linea. Ricordo a tutti che Laqueur è uno storico autorevolissimo (secondo alcuni il massimo studioso della storia del XX secolo), formatosi in Israele e negli Stati Uniti, al di sopra di ogni sospetto di "nostalgismo".
Leggete, e poi ditemi se Ida Magli esagera.
Dal sito http://www.iduepunti.it/ :
Luca Leonello Rimbotti ha da poco recensito su 'Linea', un testo che tratta della questione bifronte "immigrazione massiccia / crisi demografica" in Europa: 'Gli ultimi giorni dell’Europa. Epitaffio per un vecchio continente' di Walter Laqueur. «Fra cent’anni la popolazione dell’Europa sarà solo una minima parte di quello che è ora e in duecento anni alcuni paesi potrebbero scomparire....non c’è alcun precedente di un crollo demografico così rapido in tutta la storia umana».
Secondo le stime - riportate da Laqueur - della Comunità Europea e delle Nazioni Unite, la Francia, nel corso del secolo XXI, passerà dagli attuali 60 milioni di abitanti a 43, il Regno Unito da 60 a 45, la Germania da 80 a 32, la Spagna da 39 a 12. L’Italia poi, dagli odierni 57 milioni, si troverà a contarne 15 verso la fine del secolo. Occorre ovviamente considerare che i dati riferiti a queste proiezioni sulle popolazioni europee dei prossimi decenni contengono il fatto che moltissimi di quei cittadini saranno i figli di recente e recentissima immigrazione. Tanto che le popolazioni europee in calo vedranno velocemente elevarsi il numero dei propri concittadini di origine non europea: maghrebini, mediorientali, asiatici, africani. I bianchi europei, vittime della loro denatalità conculcata dalla società del benessere e del profitto, stanno andando incontro a un rapido inabissamento, che presto ne farà una minoranza minacciata di estinzione sul suolo europeo. "Va tutto bene così, madama la marchesa"?
Può darsi di sì, può darsi di no, ma i dati dovrebbero spingere ad una riflessione, altrimenti questa sarebbe una curiosa fine per una civiltà che si preoccupa di salvare le più svariate "bio-diversità", i prodotti tipici, le arti e i mestieri di un tempo, i paesaggi e le lingue, ma non si cura affatto dell'abisso nel quale sta cadendo complessivamente.
Continua Rimbotti: "Quella che dal dopoguerra in poi è stata prima un’emigrazione per lavoro, cui seguì il ritorno quasi generale in patria, dagli anni Ottanta è diventata una crescente infiltrazione, infine assumendo, in questi anni, i contorni dell’incontrastato arrembaggio di massa. Un neo-schiavismo che sradica il nero o il giallo, lo stipa nelle periferie degradate delle città portuali del Terzo Mondo, infine lo dirige verso le centrali dello sfruttamento turbocapitalistico di ultima generazione, operando la devastazione di ogni comunitarismo, sia nell’ospitante che nell’ospitato: con una criminalità reale e un umanitarismo di facciata (spesso unendo le due cose in un’unica intrapresa industriale), si ottiene così la spaventosa tratta, che ha come conseguenza matematica due avvenimenti simultanei: l’annientamento dei tessuti etnico-sociali delle millenarie culture europee; lo sgretolamento e la disumanizzazione delle stesse realtà terzomondiste attirate in Europa."
Lo sbandierato multiculturalismo pacifico e tollerante, si è rivelato in realtà come un monoculturalismo bellicoso e plurirazzista. Fino a quando il macrofenomeno dell'immigrazione di massa sarà visto con le lenti deformanti dell'ideologìa pseudo-umanitarista, senza coglierne anche gli aspetti critici e polemogeni, sapremo soltanto ripetere il noioso mantra della xenofobìa. Continuando a scambiare le cause con gli effetti.
Le rivolte della banlieu parigina del 2005 furono causate da «l’odio per la società francese», in Gran Bretagna invece si tratta di neri contro indo-pakistani, a Bruxelles di turchi contro africani, a Parigi di islamici contro ebrei. Il risultato delle politiche immigratorie, sottolinea Laqueur, è che ovunque «si è sviluppata una cultura dell’odio e del crimine». Per milioni di immigrati, ovunque in Europa, «i problemi sono gli stessi: ghettizzazione, re-islamizzazione, alta disoccupazione giovanile e scarso rendimento nelle scuole». Laqueur invita a fare un giro per Neukölln, La Courneuve o Bradford, concentrazioni urbane completamente extra-europee.
Insomma, è consentito porsi il problema devastante della crisi demografica in Italia e in Europa senza "delegare" la soluzione ai soli immigrati?
sabato 25 giugno 2011
Grande articolo di Ida Magli.
Grande articolo di Ida Magli scritto in occasione del raduno leghista di Pontida. Al di là dell'occasione contingente, i concetti sono espressi con una precisione e con una correttezza storica e politica assolute.
di Ida Magli ItalianiLiberi | 19.06.2011
Mano a mano che procede la crisi economica i politici europei, e i nostri in particolare, diventano sempre più roboanti e privi di senno. La crisi economica, infatti, è soltanto l’aspetto più evidente della crisi complessiva: la fine degli Stati nell’immensa sabbia mobile europea, così come era stata programmata con il trattato di Maastricht. Questo è per i popoli il punto più difficile da comprendere e da riconoscere: che i governanti degli Stati europei abbiano volutamente programmato la nostra fine, la cancellazione della civiltà europea tramite i due strumenti che oggi sono sotto i nostri occhi: l’invasione immigratoria di popolazioni africane e il decadimento etico, culturale, economico indotto dalla perdita della libertà, della sovranità, dell’indipendenza.
Perché dico che i leader d’Europa e dell’Occidente hanno deliberatamente programmato la nostra fine? Perché, per quanto molti di loro siano ignoranti e di mediocrissima intelligenza, è certo che ciò che riusciamo a capire noi, sono in grado di capirlo anche loro. Vi pare possibile che banchieri a capo delle più importanti banche centrali, economisti titolari di cattedre universitarie, politici che hanno guidato le nazioni europee in un difficilissimo dopoguerra quali Churchill, Kohl, Mitterrand, non potessero prevedere le conseguenze negative di un’unione politica ed economica che hanno progettato con sfrontata sicumera? Hanno voluto la morte degli Stati, della civiltà e delle popolazioni d’Europa: questa è l’unica certezza dalla quale dobbiamo partire se vogliamo ancora sperare di poter salvare qualche cosa dalla catastrofe che ci attende. I cincischiamenti politici cui assistiamo in Italia come in Francia, in Germania, in Belgio, in Olanda e in tutti gli altri paesi dell’Unione, di fronte ai problemi più gravi quali l’invasione immigratoria e la crisi economica, costituiscono la prova più evidente della volontà di non risolverli.
D’altra parte è sufficiente un minimo di buon senso per rendersene conto. Non era stato proclamato da tutti i leader che l’euro nasceva per dare la massima forza al mercato europeo ed evitare il fallimento delle economie più deboli? Ebbene, è avvenuto il contrario: è stato l’euro e il mercato unico a condurre alla catastrofe attuale Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Belgio, Italia… Lo sapevano, lo volevano: io prego coloro che mi leggono di convincersi di questa verità altrimenti nulla potrà salvarci. Tutti i nostri politici, tutti i nostri giornalisti, sono complici di questo incredibile tradimento. Anche quando non lo sono stati in forma attiva (come hanno fatto Prodi, Ciampi, Visco, Monti, che ci hanno costretto ad aderire all’euro svendendo la maggior parte dei beni dello Stato e ci hanno imposto lunghissimi anni di impoverimento per equilibrare il cosiddetto “debito pubblico”), lo sono stati perché hanno mantenuto il silenzio di fronte anche ai fatti più evidenti. Ma soprattutto perché hanno finto, e continuano a fingere, che la grande maggioranza dei cittadini non sapesse e non sappia. Respinta l’informazione dalle sedi ufficiali e dalla stampa, i siti internet dedicati con grande competenza a questi problemi si sono moltiplicati, senza però che partiti e giornalisti ne abbiano preso atto in nessun modo, li discutano o ne contestino l’attendibilità. Della “sovranità monetaria” si parla un po’ dovunque; si propongono leggi d’iniziativa popolare (come quella di Savino Frigiola cui hanno aderito gli Italiani Liberi); si presentano analisi documentate e puntuali delle possibilità per l’Italia di evitare il fallimento quali l’uscita dall’euro o anche dall’Unione europea come quella di Di Marino. Ma niente: politici e giornalisti continuano a tacere. La strategia del silenzio è stata messa in atto perfino di fronte al mio libro “La dittatura europea”, scritto da un notissimo professore universitario di antropologia e pubblicato da una delle maggiori case editrici dell’establishement quale Rizzoli. Nessuno si è sentito chiamato in causa, malgrado vi siano citati centinaia di nomi quali responsabili del progetto di distruzione dell’Europa. Sembrerebbe aver risposto indirettamente soltanto Antonio Di Pietro che ha presentato (come auspicavo nel libro data la presenza nel suo partito di Elio lannutti, autore del volume “La Repubblica delle Banche”) un’interpellanza parlamentare sulla questione della sovranità monetaria. Inutile dire che i giornalisti non ne hanno parlato e non so neanche quale sia stata la risposta del Ministro dell’Economia.
Cosa bisogna fare dunque per riuscire a rompere il silenzio? Ricorrere alla violenza? Io ho riposto molte speranze in Mario Borghezio, amico di vecchia data per le sue battaglie contro la burocrazia di Bruxelles. Borghezio ha molto elogiato “La dittatura europea” al momento della sua pubblicazione e mi ha aiutato a farla conoscere organizzandone la presentazione a Milano e a Torino. Naturalmente quello che ci divide, come per tutti i Leghisti, è l’unità d’Italia, problema che però abbiamo in silenzioso accordo sempre accantonato per poter combattere insieme contro il pericolo più grave ed imminente costituito dal blocco massonico dell’Unione europea. E’ questo il motivo per il quale oggi sarebbe una giornata importante, non per la salvezza del governo di centro destra, come ripetono i giornalisti, ma se Borghezio affrontasse la questione europea distanziandosi da quanto propone Bossi. Bossi infatti ha venduto come tutti gli altri l’anima all’Ue e sa bene di offrire caramelle ai suoi elettori con lo spostamento di qualche ministero al Nord e la richiesta al suo stesso Governo di abbassare le tasse. Illudere i Leghisti, però, non è facile perché sono i più consapevoli fra i cittadini italiani dei problemi della sovranità monetaria, del legame fra Unione europea e “debito pubblico”, e soprattutto del legame fra l’Ue e l’invasione immigratoria. I leghisti, insomma, sanno che seppure si liberassero della Roma ladrona, rimarrebbero soffocati da un mostro del ladrocinio quale Bruxelles. La “Padania”, infatti, sarebbe costretta ugualmente a usare l’euro, dovrebbe obbedire alle normative europee in tutti i campi, normative che costituiscono ormai l’80% di quanto imposto dallo Stato, dovrebbe accettare l’immigrazione in base al trattato di Schengen e all’imbelle sottomissione di un Maroni o di chi per lui alla volontà dell’Europa. E’ di un Ministro dell’Interno leghista come Maroni, infatti, la più distruttiva decisione in fatto di immigrazione: distribuire gli immigrati in tutti i Comuni d’Italia (ripeto quanto ho già detto: coloro che ci governano, vogliono la nostra morte, collaborando al massimo con la volontà mortifera dell’Ue. Chi può credere, infatti, che siano diventati tutti imbecilli?). D’altra parte il “mercato unico” uccide (e in parte ha già ucciso) proprio le zone più ricche e produttive, quindi in Italia il Nord, in quanto è evidente che soltanto i prodotti molto specializzati e poco diffusi si sottraggono alla legge della competitività imposta dall’Ue. Il modello mercantile dell’”usa e getta”, del consumo a tutti i costi, è privo di qualsiasi ragionevolezza, concepisce soltanto il presente ed è per questo che l’Unione europea l’ha imposto a tutti gli Stati membri, dato che si tratta di Stati che debbono morire, di Stati per i quali non è previsto nessun futuro.
Da quando è uscita “La dittatura europea” i politici con i quali mi sono trovata a discutere dei problemi dell’euro, mi hanno invitato molte volte a “lanciare l’amo”. E’, in pratica, indispensabile, per proporre la riappropriazione della sovranità monetaria, che qualcuno offra pubblicamente l’occasione ai politici di parlarne, visto che nessuno ritiene di poterlo fare senza un appiglio esterno. Purtroppo, però, come ho già detto, i giornalisti sono bravissimi a mantenere i segreti che contano, e non mi hanno ancora mai dato questa possibilità.
La mia speranza è che oggi un politico rude e coraggioso come Mario Borghezio lanci l’amo che tutti attendono: proponga di abbandonare l’euro prima di essere travolti dall’immane catena di crac che ci attende inesorabilmente dietro la sagoma dell’Ue.
di Ida Magli ItalianiLiberi | 19.06.2011
Mano a mano che procede la crisi economica i politici europei, e i nostri in particolare, diventano sempre più roboanti e privi di senno. La crisi economica, infatti, è soltanto l’aspetto più evidente della crisi complessiva: la fine degli Stati nell’immensa sabbia mobile europea, così come era stata programmata con il trattato di Maastricht. Questo è per i popoli il punto più difficile da comprendere e da riconoscere: che i governanti degli Stati europei abbiano volutamente programmato la nostra fine, la cancellazione della civiltà europea tramite i due strumenti che oggi sono sotto i nostri occhi: l’invasione immigratoria di popolazioni africane e il decadimento etico, culturale, economico indotto dalla perdita della libertà, della sovranità, dell’indipendenza.
Perché dico che i leader d’Europa e dell’Occidente hanno deliberatamente programmato la nostra fine? Perché, per quanto molti di loro siano ignoranti e di mediocrissima intelligenza, è certo che ciò che riusciamo a capire noi, sono in grado di capirlo anche loro. Vi pare possibile che banchieri a capo delle più importanti banche centrali, economisti titolari di cattedre universitarie, politici che hanno guidato le nazioni europee in un difficilissimo dopoguerra quali Churchill, Kohl, Mitterrand, non potessero prevedere le conseguenze negative di un’unione politica ed economica che hanno progettato con sfrontata sicumera? Hanno voluto la morte degli Stati, della civiltà e delle popolazioni d’Europa: questa è l’unica certezza dalla quale dobbiamo partire se vogliamo ancora sperare di poter salvare qualche cosa dalla catastrofe che ci attende. I cincischiamenti politici cui assistiamo in Italia come in Francia, in Germania, in Belgio, in Olanda e in tutti gli altri paesi dell’Unione, di fronte ai problemi più gravi quali l’invasione immigratoria e la crisi economica, costituiscono la prova più evidente della volontà di non risolverli.
D’altra parte è sufficiente un minimo di buon senso per rendersene conto. Non era stato proclamato da tutti i leader che l’euro nasceva per dare la massima forza al mercato europeo ed evitare il fallimento delle economie più deboli? Ebbene, è avvenuto il contrario: è stato l’euro e il mercato unico a condurre alla catastrofe attuale Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Belgio, Italia… Lo sapevano, lo volevano: io prego coloro che mi leggono di convincersi di questa verità altrimenti nulla potrà salvarci. Tutti i nostri politici, tutti i nostri giornalisti, sono complici di questo incredibile tradimento. Anche quando non lo sono stati in forma attiva (come hanno fatto Prodi, Ciampi, Visco, Monti, che ci hanno costretto ad aderire all’euro svendendo la maggior parte dei beni dello Stato e ci hanno imposto lunghissimi anni di impoverimento per equilibrare il cosiddetto “debito pubblico”), lo sono stati perché hanno mantenuto il silenzio di fronte anche ai fatti più evidenti. Ma soprattutto perché hanno finto, e continuano a fingere, che la grande maggioranza dei cittadini non sapesse e non sappia. Respinta l’informazione dalle sedi ufficiali e dalla stampa, i siti internet dedicati con grande competenza a questi problemi si sono moltiplicati, senza però che partiti e giornalisti ne abbiano preso atto in nessun modo, li discutano o ne contestino l’attendibilità. Della “sovranità monetaria” si parla un po’ dovunque; si propongono leggi d’iniziativa popolare (come quella di Savino Frigiola cui hanno aderito gli Italiani Liberi); si presentano analisi documentate e puntuali delle possibilità per l’Italia di evitare il fallimento quali l’uscita dall’euro o anche dall’Unione europea come quella di Di Marino. Ma niente: politici e giornalisti continuano a tacere. La strategia del silenzio è stata messa in atto perfino di fronte al mio libro “La dittatura europea”, scritto da un notissimo professore universitario di antropologia e pubblicato da una delle maggiori case editrici dell’establishement quale Rizzoli. Nessuno si è sentito chiamato in causa, malgrado vi siano citati centinaia di nomi quali responsabili del progetto di distruzione dell’Europa. Sembrerebbe aver risposto indirettamente soltanto Antonio Di Pietro che ha presentato (come auspicavo nel libro data la presenza nel suo partito di Elio lannutti, autore del volume “La Repubblica delle Banche”) un’interpellanza parlamentare sulla questione della sovranità monetaria. Inutile dire che i giornalisti non ne hanno parlato e non so neanche quale sia stata la risposta del Ministro dell’Economia.
Cosa bisogna fare dunque per riuscire a rompere il silenzio? Ricorrere alla violenza? Io ho riposto molte speranze in Mario Borghezio, amico di vecchia data per le sue battaglie contro la burocrazia di Bruxelles. Borghezio ha molto elogiato “La dittatura europea” al momento della sua pubblicazione e mi ha aiutato a farla conoscere organizzandone la presentazione a Milano e a Torino. Naturalmente quello che ci divide, come per tutti i Leghisti, è l’unità d’Italia, problema che però abbiamo in silenzioso accordo sempre accantonato per poter combattere insieme contro il pericolo più grave ed imminente costituito dal blocco massonico dell’Unione europea. E’ questo il motivo per il quale oggi sarebbe una giornata importante, non per la salvezza del governo di centro destra, come ripetono i giornalisti, ma se Borghezio affrontasse la questione europea distanziandosi da quanto propone Bossi. Bossi infatti ha venduto come tutti gli altri l’anima all’Ue e sa bene di offrire caramelle ai suoi elettori con lo spostamento di qualche ministero al Nord e la richiesta al suo stesso Governo di abbassare le tasse. Illudere i Leghisti, però, non è facile perché sono i più consapevoli fra i cittadini italiani dei problemi della sovranità monetaria, del legame fra Unione europea e “debito pubblico”, e soprattutto del legame fra l’Ue e l’invasione immigratoria. I leghisti, insomma, sanno che seppure si liberassero della Roma ladrona, rimarrebbero soffocati da un mostro del ladrocinio quale Bruxelles. La “Padania”, infatti, sarebbe costretta ugualmente a usare l’euro, dovrebbe obbedire alle normative europee in tutti i campi, normative che costituiscono ormai l’80% di quanto imposto dallo Stato, dovrebbe accettare l’immigrazione in base al trattato di Schengen e all’imbelle sottomissione di un Maroni o di chi per lui alla volontà dell’Europa. E’ di un Ministro dell’Interno leghista come Maroni, infatti, la più distruttiva decisione in fatto di immigrazione: distribuire gli immigrati in tutti i Comuni d’Italia (ripeto quanto ho già detto: coloro che ci governano, vogliono la nostra morte, collaborando al massimo con la volontà mortifera dell’Ue. Chi può credere, infatti, che siano diventati tutti imbecilli?). D’altra parte il “mercato unico” uccide (e in parte ha già ucciso) proprio le zone più ricche e produttive, quindi in Italia il Nord, in quanto è evidente che soltanto i prodotti molto specializzati e poco diffusi si sottraggono alla legge della competitività imposta dall’Ue. Il modello mercantile dell’”usa e getta”, del consumo a tutti i costi, è privo di qualsiasi ragionevolezza, concepisce soltanto il presente ed è per questo che l’Unione europea l’ha imposto a tutti gli Stati membri, dato che si tratta di Stati che debbono morire, di Stati per i quali non è previsto nessun futuro.
Da quando è uscita “La dittatura europea” i politici con i quali mi sono trovata a discutere dei problemi dell’euro, mi hanno invitato molte volte a “lanciare l’amo”. E’, in pratica, indispensabile, per proporre la riappropriazione della sovranità monetaria, che qualcuno offra pubblicamente l’occasione ai politici di parlarne, visto che nessuno ritiene di poterlo fare senza un appiglio esterno. Purtroppo, però, come ho già detto, i giornalisti sono bravissimi a mantenere i segreti che contano, e non mi hanno ancora mai dato questa possibilità.
La mia speranza è che oggi un politico rude e coraggioso come Mario Borghezio lanci l’amo che tutti attendono: proponga di abbandonare l’euro prima di essere travolti dall’immane catena di crac che ci attende inesorabilmente dietro la sagoma dell’Ue.
I magistrati sono intoccabili? Dipende...
Dal sito FascinAzione:
Il Consiglio Superiore della Magistratura giovedì scorso ha deliberato di collocare in aspettativa per infermità, per quattro mesi, il Pubblico Ministero di Roma Paolo Ferraro. Il provvedimento è stato adottato con una procedura d’urgenza, motivata dalla asserita gravità ed attualità dell’ inidoneità del magistrato «ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio». Il provvedimento del CSM prende le mosse dalle denunce presentate dal dottor Ferraro circa l’esistenza di «una setta satanica massonica esistente in ambito militare» che, secondo la sua prospettazione, potrebbe avere connessioni anche con i fatti di Ascoli Piceno, concernenti l’assassinio di Melania Rea. Il magistrato ha annunciato che, unitamente ai suoi legali, rivelerà dati, fatti, vicende patite nonché l’anomalia del procedimento cui è sottoposto in una conferenza stampa che si sta svolgendo questo pomeriggio, presso lo studio dell’avvocato Giorgio Carta a Roma.
Per l'occasione si è svolta una manifestazione di Forza Nuova, alla presenza del Segretario Nazionale Roberto Fiore, presso lo studio dell’avv. Carta dove si stava svolgendo l’annunciata conferenza stampa del giudice Paolo Ferraro e dei suoi legali. Una ventina di militanti hanno esposto uno striscione “PM NON MOLLARE!” firmato Forza Nuova.
“Fin dalla nascita FN ha individuato nelle sette segrete e nella massoneria il cancro della società. Tant’è che lo mettemmo come uno degli 8 punti fondanti del movimento.” È il primo commento di Fiore durante la manifestazione. “Nell’allontanamento di Ferraro c’è qualcosa di poco chiaro o di chiarissimo per chi sa leggere fra le righe: ha scoperto cose che non doveva scoprire, coinvolgimenti delle alte sfere delle forze armate in logge massoniche o peggio ancora forse in sette sataniste che praticano sacrifici rituali. Non per niente un pm stimatissimo nella procura di Roma è stato sollevato dal suo incarico in un attimo e trattato come un pazzo da curare psichiatramente.”
Ha quindi concluso Fiore: “Noi siamo qui oggi a esprimere la nostra vicinanza a Ferraro e seguiremo la vicenda in tutti i suoi aspetti anche quelli che non troveranno spazio sui media, come non lo ha trovato il suo allontanamento ad opera del CSM. La massoneria va estirpata dal tessuto della nostra società.”
Contro la rimozione, avente efficacia immediata, i legali del dottor Ferraro, Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, hanno annunciato un ricorso al TAR Lazio, che sarà presentato nei primi giorni della prossima settimana. «Il procedimento cautelare seguito dal CSM – riferiscono gli avvocati del magistrato – risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma, nonché arbitrario, atteso che non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo “svolgimento di attività professionali anche complesse”. Il CSM, poi, ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte del 2011 – attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato – ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi. In definitiva, il CSM ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce».
Per l'occasione si è svolta una manifestazione di Forza Nuova, alla presenza del Segretario Nazionale Roberto Fiore, presso lo studio dell’avv. Carta dove si stava svolgendo l’annunciata conferenza stampa del giudice Paolo Ferraro e dei suoi legali. Una ventina di militanti hanno esposto uno striscione “PM NON MOLLARE!” firmato Forza Nuova.
“Fin dalla nascita FN ha individuato nelle sette segrete e nella massoneria il cancro della società. Tant’è che lo mettemmo come uno degli 8 punti fondanti del movimento.” È il primo commento di Fiore durante la manifestazione. “Nell’allontanamento di Ferraro c’è qualcosa di poco chiaro o di chiarissimo per chi sa leggere fra le righe: ha scoperto cose che non doveva scoprire, coinvolgimenti delle alte sfere delle forze armate in logge massoniche o peggio ancora forse in sette sataniste che praticano sacrifici rituali. Non per niente un pm stimatissimo nella procura di Roma è stato sollevato dal suo incarico in un attimo e trattato come un pazzo da curare psichiatramente.”
Ha quindi concluso Fiore: “Noi siamo qui oggi a esprimere la nostra vicinanza a Ferraro e seguiremo la vicenda in tutti i suoi aspetti anche quelli che non troveranno spazio sui media, come non lo ha trovato il suo allontanamento ad opera del CSM. La massoneria va estirpata dal tessuto della nostra società.”
Contro la rimozione, avente efficacia immediata, i legali del dottor Ferraro, Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, hanno annunciato un ricorso al TAR Lazio, che sarà presentato nei primi giorni della prossima settimana. «Il procedimento cautelare seguito dal CSM – riferiscono gli avvocati del magistrato – risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma, nonché arbitrario, atteso che non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo “svolgimento di attività professionali anche complesse”. Il CSM, poi, ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte del 2011 – attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato – ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi. In definitiva, il CSM ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce».
venerdì 24 giugno 2011
God bless America: la fine del sogno americano.
Interessante articolo di un giornalista del quotidiano Rinascita. Non dice nulla di clamorosamente nuovo, ma sono cose che è utile ricordere. Repetita iuvant.
Giunge la confessione ufficiale: “La Federal Reserve Usa non possiede nemmeno un’oncia d’oro”. Lo ha ammesso, il primo giugno, Alvarez Scott, avvocato della Federal Reserve il banco centrale (privato) degli Stati Uniti, nel corso di un dibattito con il congressista repubblicano Ron Paul. Scott ha dichiarato è dal 1934 – dalla grande crisi economica e finanziaria Usa “risolta” da Roosevelt imponendo ai suoi cittadini di entrare in guerra contro l’Italia e la Germania – che la Federal Reserve non possiede alcuna riserva di oro, e nemmeno di argento. Poveri Usa e poveri americani.
Tutta la storia romantica dell’avventurosa conquista del West, la corsa dell’oro, la ricerca del mitico Eldorado fin nell’Alaska acquistata dalla Russia, le pepite di Paperon De Paperoni, la leggenda della loro moneta forte, simbolizzata da $ che significa convenzionalmente “oro”, tutto ciò è un sogno che giunge alla fine. Una fine annunciata già dal momento comico-drammatico del 15 agosto 1971, quando il presidente statunitense Richard Nixon dichiarò che nemmeno i dollari conservati dagli stranieri erano più convertibili in oro.
La soppressione della convertibilità totale del dollaro in oro fu commentata dai più savi come una dichiarazione implicita se non di bancarotta quantomeno di insolvenza: i petrodollari di allora, come i sino dollari di oggi invadono infatti il mondo ma sono per l’80 per cento semplice carta straccia. Si è vociferato, in passato, che i lingotti del Tesoro Usa, conservati a Fort Knox assieme a quelli “prestati in deposito” dagli Stati sconfitti in guerra, siano stati al tempo venduti sottobanco e sostituiti da patacche in tungsteno (si tratta di 8.133,5 tonnellate di oro, dunque, in gran parte vendute in passato e sostituite da oro falso). Come tutti sanno ma nessuno dice – quando si accetta di essere sudditi lo si resta a vita – che il dollaro negli ultimi decenni è stato stampato in quantità enormemente superiore al supporto in oro (che si credeva) in possesso alla Fed; adesso si scopre che la Fed non possiede da tempo l’oro, quindi il dollaro è supportato da un bel niente!
Conclusione: vale ancora meno di quanto si potesse immaginare. In verità il dollaro, anche dopo il 1971, ha continuato ad essere usato come moneta internazionale grazie al fatto che il petrolio, il prodotto più importante, è scambiato in dollari, e da qui si comprende bene l’ostilità americana con cui era stata accolta la proposta più volte avanzata da Stati produttori, non ultimi Iraq (di Saddam) e Iran attuale, di scambiare il petrolio in euro. Ma la potenza economica Usa è ormai solo un’immagine, destinata ad offuscarsi a mano a mano che anche la sua potenza militare diventa più incerta. E l’arrampicarsi sugli specchi della finanza virtuale e la continua profusione ed emissione di biglietti verdi (svalutati), fa somigliare sempre più la ricchezza Usa a quella accumulata nei mondi fittizi d’internet. La fine del dollaro (e di conseguenza il declino degli Usa) è alle porte.
Paolo D’Arpini
Inquietante accordo Italia - Israele.
Dal sito israelnationalnews.com:
Accordo eccezionale: i nostri professori saranno formati in Israele.
Israele formerà dei professori italiani all'insegnamento dell'Olocausto.
Il ministro dell'educazione Gideon Saar (a sinistra nella foto) e il suo omologo italiano, Mariastella Gelmini, hanno firmato lo scorso lunedì 13 degli accordi di cooperazione per la formazione di professori italiani da parte israeliana e per scambi biliaterali tra giovani. Quest'accordo sulla formazione di professori italiani all'insegnamento dell'Olocausto è in asssoluto il primo del genere. Il ministro della pubblica istruzione italiana, chiunque sia, designerà ogni anno gli insegnanti destinati a seguire questa formazione speciale a Yad Vashem in Gerusalemme. In seguito questi professori eletti potranno insegnare questa materia (appunto l'Olocausto) nelle scuole secondarie italiane. La formazione precedente per l'insegnamento olocaustico era effettuata nel quadro di strutture non givernative. “Rafforzare gli studi sull'Olocausto nel mondo intero e in particolare in Europa – ha dichiarato il ministro Saar – costituisce una diga eretta contro l'oblio e il negazionismo”.
Senza parole.
Accordo eccezionale: i nostri professori saranno formati in Israele.
Israele formerà dei professori italiani all'insegnamento dell'Olocausto.
Il ministro dell'educazione Gideon Saar (a sinistra nella foto) e il suo omologo italiano, Mariastella Gelmini, hanno firmato lo scorso lunedì 13 degli accordi di cooperazione per la formazione di professori italiani da parte israeliana e per scambi biliaterali tra giovani. Quest'accordo sulla formazione di professori italiani all'insegnamento dell'Olocausto è in asssoluto il primo del genere. Il ministro della pubblica istruzione italiana, chiunque sia, designerà ogni anno gli insegnanti destinati a seguire questa formazione speciale a Yad Vashem in Gerusalemme. In seguito questi professori eletti potranno insegnare questa materia (appunto l'Olocausto) nelle scuole secondarie italiane. La formazione precedente per l'insegnamento olocaustico era effettuata nel quadro di strutture non givernative. “Rafforzare gli studi sull'Olocausto nel mondo intero e in particolare in Europa – ha dichiarato il ministro Saar – costituisce una diga eretta contro l'oblio e il negazionismo”.
Senza parole.
domenica 19 giugno 2011
Libertà, tasse e sanguisughe.
Parlo con un conoscente, persona informata e tutt'altro che stupida, e mi sento dire che per risolvere i problemi italiani bisogna aumentare le tasse.
Ma in quale strano mondo stiamo vivendo??
Penso alle epoche in cui la lotta contro l'ingiustizia fiscale era una lotta per le fondamentali libertà personali e collettive, ed oggi... è il cittadino a chiedere di essere tassato... A tanto può giungere l'omologazione dei cervelli, l'uniformazione dei pensieri? E' tanto grande il potere di questo Stato-Grande Fratello??
Mentre riflettevo, mi è venuta sotto mano questa recensione dell'ultimo libro di Mario Giordanio scritta pochi giorni or sono da Giuseppe Orsini, pubblicata sul sito Laici.it.
Non so fino a che punto c'entri con le mie riflessioni, la posto lasciando a ciascun lettore il piacere di trovare i collegamenti che riterrà più pertinenti.
Lo scorso 5 aprile è uscito nelle librerie, edito da Mondadori, il libro del giornalista Mario Giordano intitolato: ‘Sanguisughe: le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche’. Mario Giordano, 45enne, è direttore di ‘News Mediaset’ ed editorialista de ‘il Giornale’. Il suo libro ha il pregio di parlare di tutte le pensioni erogate e non solo di quelle della cosiddetta ‘Casta’. In Italia, infatti, c’è chi prende una pensione da 90 mila euro al mese – sì, al mese –, chi la percepisce avendo lavorato un solo giorno, chi l’ha ottenuta a 29 anni, chi l’ha avuta senza averne diritto e chi ne riceve tre o quattro, tutte ‘d’oro’. L’autore dedica il libro ad Antonio Mastropasqua, l’attuale presidente dell’Inps che, a gennaio 2011, risultava titolare di ben 37 incarichi in vari consigli d’amministrazione, tutti ovviamente retribuiti. L’opera dell’ex direttore responsabile de ‘il Giornale’ è meritevole di essere tenuta in considerazione, poiché pone, da posizioni e presupposti non sospetti, il tema dell’ingiusto trattamento, nel nostro Paese, non solo tra chi percepisce pensioni ‘ultraricche’ e coloro che vivono con poco più di 500 euro al mese, bensì anche la gravità di una situazione che vede intere generazioni di giovani che, probabilmente, una pensione non la percepiranno mai, a causa di squilibri lungamente perpetrati nel corso dei decenni. Non è il caso di elencare, in questa sede, l’intera casistica dei pensionati ‘d’oro’, oppure dei molteplici trattamenti di favore nei confronti di questo o di quel politico, di questo o quel dirigente di Stato, anche per lasciare ai lettori la libertà di scoprire da soli incongruenze e contraddizioni. Tuttavia, ci pare opportuno segnalare come questo lavoro ponga in evidenza un autore e un professionista che ama scavare sui motivi che hanno condotto questo Paese alla grave sensazione di ingiustizia che si respira, nella nostra società, ormai da troppi anni. A prescindere dalle posizioni personali e dalle coloriture politiche e ideologiche, infatti, il fatto che in Italia molte situazioni vengano lasciate ‘incancrenire’ fino a rendere determinati problemi talmente ‘cronici’ da danneggiare il tessuto sociale stesso della collettività rimane questione che merita di essere approfondita, sapendo andare oltre alle discussioni sui distinti casi personali, al di là della possibile opinabilità delle fonti d’informazione, evitando di ‘cincischiare’ in base ai “si sapeva” e ai “non si scopre nulla di nuovo”. Nel momento in cui una notizia resta tale al di là di quanto già non si sapesse, proprio ciò testimonia l’esistenza di una questione talmente grave da portarci a respingere ogni possibile obiezione ‘di metodo’. Il libro di Mario Giordano, infatti, da alcuni è stato visto come il tentativo di ‘sfruttare’ un problema quasi per motivazioni professionali di natura opportunistica, finalizzato cioè a cogliere un ‘filone’ di inchiesta che sembra andare alquanto ‘di moda’. Ma se anche fosse, ciò testimonia, a nostro parere, semplicemente la drammaticità di una questione che, nonostante tutto, non può essere ‘spostata’ sui ‘cavilli metodologici’ della ‘non notizia’, sull’opportunità o meno delle intenzioni di chi ha voluto indagare a fondo una situazione, anche per una questione di rispetto professionale e di onestà intellettuale nei confronti di un autore che ha sempre dimostrato, al di là della propria formazione personale, una buona ‘stoffa’ giornalistica. Tutti i contributi sullo stato delle ingiustizie sociali nel nostro Paese, insomma, sono bene accetti, soprattutto allorquando denunciano fatti decisamente insostenibili, anche sotto il profilo strettamente finanziario della gestione dello Stato, in cui i sacrifici non possono essere fatti sulla ‘pelle’ dei ceti meno abbienti, fino a dimostrare la pericolosità di una condizione complessiva che rischia di ricreare conflittualità in grado di giustificare persino la resurrezione, al momento improbabile e, a dire il vero, poco auspicabile, di nuove dottrine basate sullo scontro tra le ‘classi’. Se la nostra politica ci dà spesso l’impressione di essere una sorta di ‘Giurassik Park’ delle culture e delle tradizioni o addirittura di essersi rinchiusa all’interno di una vera e propria ‘Casta’, ciò deriva soprattutto dall’incapacità del nostro ‘sistema-Paese’ a modernizzarsi in forme equilibrate, meno antipatiche sotto il profilo delle ingiustizie. Ricordando, per esempio, che i titolari di pensione Invciv con il 100% di invalidità civile percepiscono 270 euro al mese. Bene ha fatto, dunque, Mario Giordano a portare i lettori a chiedersi se a qualcuno non ‘rimorda’ la coscienza per le condizioni in cui moltissimi italiani, giovani e meno giovani, sono costretti a vivere.
Ma in quale strano mondo stiamo vivendo??
Penso alle epoche in cui la lotta contro l'ingiustizia fiscale era una lotta per le fondamentali libertà personali e collettive, ed oggi... è il cittadino a chiedere di essere tassato... A tanto può giungere l'omologazione dei cervelli, l'uniformazione dei pensieri? E' tanto grande il potere di questo Stato-Grande Fratello??
Mentre riflettevo, mi è venuta sotto mano questa recensione dell'ultimo libro di Mario Giordanio scritta pochi giorni or sono da Giuseppe Orsini, pubblicata sul sito Laici.it.
Non so fino a che punto c'entri con le mie riflessioni, la posto lasciando a ciascun lettore il piacere di trovare i collegamenti che riterrà più pertinenti.
Lo scorso 5 aprile è uscito nelle librerie, edito da Mondadori, il libro del giornalista Mario Giordano intitolato: ‘Sanguisughe: le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche’. Mario Giordano, 45enne, è direttore di ‘News Mediaset’ ed editorialista de ‘il Giornale’. Il suo libro ha il pregio di parlare di tutte le pensioni erogate e non solo di quelle della cosiddetta ‘Casta’. In Italia, infatti, c’è chi prende una pensione da 90 mila euro al mese – sì, al mese –, chi la percepisce avendo lavorato un solo giorno, chi l’ha ottenuta a 29 anni, chi l’ha avuta senza averne diritto e chi ne riceve tre o quattro, tutte ‘d’oro’. L’autore dedica il libro ad Antonio Mastropasqua, l’attuale presidente dell’Inps che, a gennaio 2011, risultava titolare di ben 37 incarichi in vari consigli d’amministrazione, tutti ovviamente retribuiti. L’opera dell’ex direttore responsabile de ‘il Giornale’ è meritevole di essere tenuta in considerazione, poiché pone, da posizioni e presupposti non sospetti, il tema dell’ingiusto trattamento, nel nostro Paese, non solo tra chi percepisce pensioni ‘ultraricche’ e coloro che vivono con poco più di 500 euro al mese, bensì anche la gravità di una situazione che vede intere generazioni di giovani che, probabilmente, una pensione non la percepiranno mai, a causa di squilibri lungamente perpetrati nel corso dei decenni. Non è il caso di elencare, in questa sede, l’intera casistica dei pensionati ‘d’oro’, oppure dei molteplici trattamenti di favore nei confronti di questo o di quel politico, di questo o quel dirigente di Stato, anche per lasciare ai lettori la libertà di scoprire da soli incongruenze e contraddizioni. Tuttavia, ci pare opportuno segnalare come questo lavoro ponga in evidenza un autore e un professionista che ama scavare sui motivi che hanno condotto questo Paese alla grave sensazione di ingiustizia che si respira, nella nostra società, ormai da troppi anni. A prescindere dalle posizioni personali e dalle coloriture politiche e ideologiche, infatti, il fatto che in Italia molte situazioni vengano lasciate ‘incancrenire’ fino a rendere determinati problemi talmente ‘cronici’ da danneggiare il tessuto sociale stesso della collettività rimane questione che merita di essere approfondita, sapendo andare oltre alle discussioni sui distinti casi personali, al di là della possibile opinabilità delle fonti d’informazione, evitando di ‘cincischiare’ in base ai “si sapeva” e ai “non si scopre nulla di nuovo”. Nel momento in cui una notizia resta tale al di là di quanto già non si sapesse, proprio ciò testimonia l’esistenza di una questione talmente grave da portarci a respingere ogni possibile obiezione ‘di metodo’. Il libro di Mario Giordano, infatti, da alcuni è stato visto come il tentativo di ‘sfruttare’ un problema quasi per motivazioni professionali di natura opportunistica, finalizzato cioè a cogliere un ‘filone’ di inchiesta che sembra andare alquanto ‘di moda’. Ma se anche fosse, ciò testimonia, a nostro parere, semplicemente la drammaticità di una questione che, nonostante tutto, non può essere ‘spostata’ sui ‘cavilli metodologici’ della ‘non notizia’, sull’opportunità o meno delle intenzioni di chi ha voluto indagare a fondo una situazione, anche per una questione di rispetto professionale e di onestà intellettuale nei confronti di un autore che ha sempre dimostrato, al di là della propria formazione personale, una buona ‘stoffa’ giornalistica. Tutti i contributi sullo stato delle ingiustizie sociali nel nostro Paese, insomma, sono bene accetti, soprattutto allorquando denunciano fatti decisamente insostenibili, anche sotto il profilo strettamente finanziario della gestione dello Stato, in cui i sacrifici non possono essere fatti sulla ‘pelle’ dei ceti meno abbienti, fino a dimostrare la pericolosità di una condizione complessiva che rischia di ricreare conflittualità in grado di giustificare persino la resurrezione, al momento improbabile e, a dire il vero, poco auspicabile, di nuove dottrine basate sullo scontro tra le ‘classi’. Se la nostra politica ci dà spesso l’impressione di essere una sorta di ‘Giurassik Park’ delle culture e delle tradizioni o addirittura di essersi rinchiusa all’interno di una vera e propria ‘Casta’, ciò deriva soprattutto dall’incapacità del nostro ‘sistema-Paese’ a modernizzarsi in forme equilibrate, meno antipatiche sotto il profilo delle ingiustizie. Ricordando, per esempio, che i titolari di pensione Invciv con il 100% di invalidità civile percepiscono 270 euro al mese. Bene ha fatto, dunque, Mario Giordano a portare i lettori a chiedersi se a qualcuno non ‘rimorda’ la coscienza per le condizioni in cui moltissimi italiani, giovani e meno giovani, sono costretti a vivere.
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